Capita a tutti di pensare al primo bacio, non perchè particolarmente bello, semplicemente perchè è il "primo". Per quanto mi riguarda il primo, cronologicamente parlando, preferirei non ricordarlo, anzi credo di averlo proprio dimenticato.
Invece il PRIMO, quello serio, lo ricordo benissimo, un porno-bacio alla tenera età di quattordicianni, un bacio non bacio, roba che ancora oggi difficilmente riuscirei a replicare... un bacio a suspance, fuori dalle labbra, dentro, fuori, senza passione, senza amore, senza niente, perverso e basta. Piccola precisazione: ero il suo "amante".
A Silvia Bocca di Rosa
Si chiamava Silvia e ovviamente ero innamorato di lei. Lei no. Ero solo il suo terzo uomo, anche lei aveva quattordici anni e già si dava da fare... ma in fondo non era colpa sua, non è mai colpa delle figlie, è sempre colpa delle madri.
Un giorno, erano i primi giorni, ero andato a trovarla e sua madre era "desiderosa" di conoscermi e io pure... bella la figlia, doveva essere bella anche la madre e così era... uno spettacolo era meraviglioso, più bella della figlia (pensavo) e più stronza (scoprii).
Un té con biscotti e molto zucchero per addolcirmi il calcio al cuore che di li a poco mi avrebbe sferrato: "io a mia figlia l'ho già detto tante volte... lei può avere tutti i ragazzi che vuole... l'importante è che non si affezioni". Il Sinai sopra di me, il monte degli ulivi, la passione, le frustate e io in croce, da quel momento iniziai seriamente a pensare che le ragazze fossero tutte uguali, tutte senza scrupoli.
Silvia aveva due ragazzi ufficiali, uno in Calabria dai nonni paterni per il periodo estivo e un troglodita a Catania per alleviare la sofferenza che la lontananza comporta. Per non annoiarsi, o per non affezionarsi chissà, si divertiva un po’ con me dopo essere stata bene attenta a precisare più volte di essere fidanzata con il calabrese e il catanese. La stronza si confidava e allo stesso tempo mi torturava con abbracci, carezze, discorsi a doppio senso, allusioni e addiruttura “bacetti con schiocco” al limite delle labbra... ogni volta che la situazione diventava incandescente batteva in ritirata, a volte in maniera esplicita dicendomi che “non poteva”, a volte implicita parlando di uno dei due, della sua confusione che io non percepivo assolutamente... al contrario aveva le idee molto chiare su come farmi scoppiare le mutande!
Iniziai a pensare alla madre, me la sognavo, era il mio incubo e il terrore mi invase fino al punto in cui arrivai alla conclusione che la vera zoccola era la madre e che la figlia era sulla strada giusta: Bocca di Rosa della mia adolescenza!
Capii che la strategia migliore era quella che la madre aveva suggerito a Silvia e allora basta! Iniziai a frequentare altre ragazze stando bene attento a farglielo sapere. Più che l'amore e la gelosia fu l'orgoglio a spingerla verso di me. Non poteva accettare un simile affronto e la rappresaglia era imminente lo sapevo, la attendevo, come un terrorista ne avevo bisogno per legittimare il mio status avevo bisogno della strage d'amore, di cuori spezzati.
Un porno bacio...
Le sue labbra erano carnose, quasi come quelle di una negra, rosse, lei era piccolina, capelli ondulati castano chiaro, occhi verdi e grandi, un prato di cicoria talmente erano amari per me. Piccolina com'era conteneva già tutte quelle caratteristiche che generalmente mi attraggono in una donna, compresa la stronzaggine.
Silvia era vendicativa e soprattutto una prima donna, se non ti aveva sotto i piedi era capace di spezzarti la schiena con uno sguardo, lo sapevo ma non me ne curavo perchè avevo le idee chiare: non volevo affezionarmi ma ero cotto come una pera. Adesso potrei parlare di "strategia" ma allora era semplicemente istinto di autoconservazione che alla fine fruttò in una delle esperienza più entusiasmanti della mia vita.
Ero seduto sul motorino sotto casa sua, si parlava ed era particolarmente affettuosa, vicina, sentivo strani odori che più avanti avrei imparato a riconoscere come chiari segni di eccitazione. Io appoggiato sullo sterzo del mio mitico Liberty con la mia faccia di culo appoggiata sulle mie mani... facevo lo strafottente ma ero in preda al panico perchè dentro casa c'era un'alano blu enorme e lei aveva uno sguardo pericoloso. Parlavamo del cane e di quanto fosse grosso... lo ricordo benissimo... lentamente si avvicinò un pò di più al motorino mettendosi la ruota tra le gambe, mentre io impassibile mantenevo il controllo (ancora oggi non so come è stato possibile), sentivo il suo respiro lievemente affannato, il profumo dei cappelli appena lavati, il mio petto che rischiava di scoppiare.
Le nostre labbra erano vicine ma non si sfioravano, io non muovevo un dito, la guardavo e lei guardava me e li tra una parola e l’altra quasi sussurrata aspettava che mi avvicinassi. Non mollavo, avevo troppa paura che si allontanasse e a lei la cosa piacque... lentamente fu lei ad avvicinarsi mentre io mi limitavo a socchiudere le labbra e lei mordicchiava le sue. Ad un tratto lentamente la sua lingua uscì fuori a sfiorare e respirare sul mio collo.
Le nostre labbra non si toccavano, io rimanevo immobile quasi immobile mentre lei giocava lentamente con la mia lingua, scendendo un po’ in giù e poi risalendo velocemente e cosi per un tempo per me indefinito. Ancora più lentamente con una mano tesa scorreva sul mio petto, iniziò a mordicchiare il mio labbro inferiore e io il suo... la sua mano scese sulla mia gamba in una carezza delicata fino all’inguine per poi abbandonarlo per la chiave del motorino che girò. Mise in moto. Io calcai un po’ l'acceleratore, ci guardammo, le sue mani sul mio viso a raccoglielo, un bacio a scorrere dalla fronte agli occhi e me ne andai via...